Corrispondenze Immateriali
Dalla presentazione al catalogo della mostra
Si può parlare di “corrispondenze immateriali” in questa mostra ove si incontrano e relazionano sul crinale dell’immaginario forme concettuali, disvelamenti, entità astratte e metafisiche come rappresentazioni eclettiche dalla sorprendente matrice creativa.
C’è un misterioso fascino che lega le opere dei cinque artisti coinvolti: Salvatore Carollo, Giampietro Di Napoli, Yūrei (nome d’arte di Nini Ferrara), Domenico Labate e Maristella Rana che espongono ognuno con il proprio linguaggio, le proprie differenze, il proprio mondo interiore, dando origine a raffigurazioni autopoietiche con inaspettate corrispondenze.
Nasce così dalle tecniche più disparate: dalla xilografia alla pittura ad olio, dall’acrilico al materico fino alla pitto-scultura, un percorso trasversale intessuto dalla relazione di codici stilistici e iconografici ora concettuali ora spirituali che trovano equilibri e stimolanti contrappunti in suggestioni immateriali. Ciascuno degli autori è come contaminato da un crescente impeto che lo conduce in uno spazio trascendente, atemporale, dove mediante simboli e metafore si immerge nella dimensione dell’ineffabile, del non visibile, in un processo immaginativo quale trasfigurazione immateriale
del mondo che lo fa riapparire in una sorta di sovrarealtà. Ogni autonomia espressiva e compositiva è pertanto il risultato di quello “stato nascente dell’apparizione” di cui parla il pittore Francis Bacon, l’immagine si sprigiona istantanea ed inevitabile quale traslazione simbolica dell’inconscio.
Canali di parallelismi accompagnano immagini diverse tra loro in un dialogo aperto al confronto e in un gioco sottile di equivalenze, affinità e al contempo distinzioni che lasciano spazio ad infinite possibilità di lettura, ricordandoci che la percezione si pone ben oltre a ciò che apparentemente si palesa.
Graziella Bellone, Curatrice

Yūrei, i miei appunti
Non mi sono troppo chiesto cosa fossero le “Corrispondenze Immateriali” che un giorno hanno preso a ronzarmi intorno, incuriosirmi, lentamente colmare il vuoto tra un cuore e una tela bianca, o un foglio sul tavolo, o il buio nero oltre il proscenio. Ho lasciato che scorressero tra le altre cose della vita, del quotidiano. Però di una cosa ero certo; della loro strettissima relazione con me stesso, con il mio essere ciò che sono, evolvendo in questa vita che sappiamo anche fare di sabbia e pietre, di riflessi inesistenti, di flebili immagini. Di “corrispondenze immateriali”. Ho cominciato a dipingere, molto lasciando scorrere il colore sulla tela, senza cercare un incipit o una meta, nella certezza che quel vuoto che si colmava, già cominciava ad essere cerchio, anello: tra me e la tela, o il foglio, il nero oltre il boccascena. Anello come me. Imperfetto. Cedevole alla vita. Ché più facile è sbagliare, non aderire ai canoni, muoversi nella propria inapparente goffaggine, cedere a sé stessi. Non potevano dunque essere lontane da me le mie corrispondenze immateriali, ciò attorno a cui il mio cerchio si chiude, come acqua intorno alle pareti del bicchiere. E attraverso le pareti corrispondere immaterialmente alla vita, al quotidiano, al suo scivolare dentro e fuori da me, giorno dopo giorno. E tutti questi pensieri incasellati come lettere sul tavolo del tipografo, facilmente ho letto con la parola “peccato”. Eccole le mie “corrispondenze immateriali” alla vita: l’errore, lo sbaglio, il graffio, la crepa; la coincidenza d’azione e reazione.
In occasione della mostra le mie opere e quelle di Maristella Rana sono state insignite delle due menzioni speciali assegnate da una giuria di autorevoli Docenti Universitari e Critici d’Arte.
