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Le Mostre e I Premi

Exhibitions and awards

Amo definirmi un uomo che racconta le storie.

Per trent’anni il luogo d’elezione del mio racconto è stato il teatro. In tutte le sue forme. Dalla recitazione, alla regia, alla drammaturgia. E l’attività didattica, anche. Ho vinto Premi Nazionali ed Europei per la Regia e per la Drammaturgia.

Ho sempre pensato al teatro e a qualsiasi forma d’arte non solo come un mestiere, ma soprattutto come un dono, come un privilegio. 

A questo sono stato educato dai miei Maestri; da Giancarlo Sbragia ad Aldo Nicolai, da Gabriele Ferzetti a Enrico Maria Salerno. 

E come un dono ho accettato i riconoscimenti e le delusioni che mi hanno accompagnato. Queste ultime pure, riconoscendole come uno sprono ad andare avanti, a confrontarsi con sé stessi; a superarsi.

E probabilmente, con questi pensieri incisi in me, ho affrontato anche la malattia che mi ha colpito nel 2011. In quell’istante ogni cosa crollava: da un giorno all’altro mi era diventato impossibile continuare il mio mestiere, stretto tra i denti di una sofferenza improvvisa che mai prima si era manifestata. La mia vita era improvvisamente tramutata. Era divenuta un sentiero strettissimo, in salita, irto di ostacoli. La mia famiglia e i pochi amici con cui mi ero confidato, sono stati il mio sostegno più vero. Mi sono aggrappato alla mia arte, alla scrittura. Ho Pubblicato Il mio libro, “Grani”, e di nuovo mettevo in scena nuove pièce, sfuggendo – era il 2015 – a un male che di nuovo mi aggrediva. Nel 2016 mio padre, il mio migliore amico, era volato via. L’anno successivo, il 2017, un’altra recidiva della malattia.  L’unica strada per guarire era sottoporsi a un intervento chirurgico molto serio. Molto grave. Permanentemente invalidante. Mi era stata applicata, a livello del colon, una stomia terminale, cioè definitiva. Nelle settimane successive, vivendo la mia lunga convalescenza ho avuto il desiderio, per la prima volta, di avvicinarmi volta all’acquerello. Avevo già 52 anni. Fu un amore immediato ma molto pudico.  Era come se il mio corpo mi stesse impedendo  di acquisire, come mi trattenesse la mia anima dal percorrere nuovi sentieri. Poi, piano piano, nel mezzo di una pandemia che non avvertivo, già costretto in casa dalla mia nuova condizione di “disabilità”, ho capito che avevo bisogno della stessa leggerezza che mi veniva restituita da quegli acquerelli, certamente ingenui, che mi sfidavano ogni volta fino al punto dell’errore. Cominciai a studiare, da solo, guardando ogni giorno centinaia di dipinti, sperimentando il più corretto uso del pennello, del colore, lasciandomi fascinare dall’eterogeneo linguaggio della pittura, così ricco di mille sfumature. Cominciavo a ritrovare, attraverso la pittura, il mio essere teatro. Il mio amare Grotowski, Brook, De Berardinis, mi conducevano verso l’espressionismo astratto del secondo novecento: da Zao Wou ki a Joan Mitchell, Emilio Vedova, Kandinskj, Helen Frankenthaler. Rinvenire, nei dipinti di Guttuso o Migneco o Christian Hess, le mie letture più amate; Verga, Vittorini, Pirandello, Sciascia: la mia terra. Assaporavo il primo piacere che viene dall’utilizzare tra loro tecniche diverse; l’inchiostro, il pastello, il carboncino, la grafite, l’acrilico. La poesia, sopra ogni cosa, ancora.  Cominciai a comprendere che il “mio racconto” si snodava ugualmente, anche attraverso linguaggi che avevo ritenuto una spanna lontani del teatro, nonostante il teatro, la scenografia, l’arte della luce, spesso si appropriasse di essi. Affrontavo la timidezza del mostrare i primi lavori. Il timore di “non riuscire ad arrivare”, di non riuscire a dire, a esprimere ciò che fino a due anni prima era stato totalmente senza parole. 

E adesso? Sono parole, quello che dipingo? Sono io il racconto?

Non so rispondere. 

Gli esiti della malattia, la mia invalidità, mi costringono a una vita diversa, che scivola dentro le pareti domestiche; la pittura. L’olio in particolare mi ha restituito la dignità di uomo che non credevo di avere più. 

Un uomo che ha ritrovato la curiosità; il primo seme non solo di ogni arte ma di ogni passo, io credo. 

Nelle Mostre alle quali sono stato invitato e nei Premi che ho ricevuto, una parte della mia storia.